Una Maternità Bucolica

Quanto Amore siamo capaci di provare in tutta la nostra vita? La risposta l’ho solo conosciuta adesso. Prima di questo momento non pensavo esistesse un’emozione tanto grande e tale da non poter essere contenuta nell’organo più prezioso del nostro corpo, il cuore. Eh sì. Perché la gioia è così profonda che invade viralmente ogni angolo del nostro organismo. Ogni pezzetto di pelle che riveste il nostro corpo, facendoci dimenticare ogni preoccupazione. Allontanando il timore del dolore fisico. Rendendo la paura un vecchio ricordo. Aprendo il cuore ad una gioia tale da sentirci rinate anche noi, insieme ai nostri compagni una seconda volta. Come è successo a noi.

Ho vissuto una maternità tranquilla, con problemi minimi e piccoli, i soliti all’ordine del giorno ed ho cercato sempre di viverla nella maniera migliore: senza angosce inutili, senza ascoltare troppo i “devi fare così”, i “dormi ora che dopo non avrai scampo”, “il parto è come morire”, “sentirai talmente tanto dolore, ma poi lo dimenticherai”. Tutte opinioni e quindi parole e pensieri da prendere con le dovute distanze perché è vero che nessun parto è “bello”, il dolore c’è, ma è anche vero che ogni esperienza è così soggettiva ed individuale che non è detto che vada sempre come ci raccontano. Io, che ora posso dire anche la mia,  racconterei la mia esperienza solo perché ho avuto un parto breve e abbastanza indolore. Ho fatto molto allenamento con il training autogeno e mi ha salvato è vero saper respirare bene ed ascoltare il dolore vivendolo fino in fondo, ma è anche vero che non sognerei mai di raccontare a chi aspetta un bimbo-a, specie se è il primo, la mia esperienza se fosse stata negativa. Bisogna ricordare che ogni nascita e ogni parto è un miracolo e, come tale, non può essere mai uguale ad un altro. Se già pensiamo così, siamo a metà strada.  L’altra metà è da percorrere in discesa, col nostro buonsenso, con il cuore rivolto all’orizzonte. Una luce diversa ci porterà verso un percorso pieno di cose nuove. Tutte da essere vissute fino in fondo. Senza intromissioni, senza giudizi. Una sola forza ci salverà: quella dell’amore puro.

Ho scattato queste foto la stessa settimana che è nato il mio bimbo. Dentro di me sapevo già che avrei dovuto affrettarmi a fare tutto in quei famosi “ultimi giorni” disponibili. Ed è vero quello che ho letto e cioè che arrivata alla fine della gravidanza, siamo prese da una sindrome che parte dalla pancia ed arriva al cervello: la sindrome del nido. Siamo pronte ad affrontare tutto, ma vogliamo lasciare tutto pronto. E a me è successo proprio così.

 

Sapevo che in quella settimana avrei salutato il mio pancione ed ho voluto fermare con qualche scatto la poesia che mi stava avvolgendo. A distanza di due settimane, riguardando queste foto, avverto ancora tutto l’amore provato, l’ansia, la gioia, lo stupore che una nascita porta con sé. Trascina via ogni tristezza, ogni malinconia e irradia luce: la stessa che penetra la mattina alle 06:00 dalle tende bianco latte insieme ai primi raggi di sole tiepido che avvolgono la stanza.  E la certezza che da quel momento in poi nulla sarà più come prima: la vita avrà un sapore ancora più bello.

Grazie al mio papà che mi ha dedicato un pò di tempo quella mattina. E a mio marito, senza il suo sostegno e il suo amore, non sarei qui a scrivere spensierata!…

 

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