IN PIGIAMA DALLA SERA ALLA MATTINA: ECCO COME.

Oggi voglio proporre un articolo che scrissi per il magazine TendyTrendy e che voglio condividere con voi perché penso sia ancora molto attuale, nonostante l’articolo si riferisse ad una tendenza dello scorso anno.

C’è chi preferisce dormire svestita, chi adora il pigiama in pile imbottito, chi quello leggermente felpato. Chi, invece, in pigiama ci uscirebbe davvero, a patto che sia realmente di seta. Il pigiama, infatti è stata un’ altra delle macro tendenze per la primavera-estate scorsa.
Ma prima di vedere chi ha elevato questo capo a must have, esaminiamo con ordine un po’ di storia di questo incredibile pezzo.

Irene Pigiama anni 30

L’ origine della parola  ‘pigiama’ è turca ed era usato già durante l’impero Ottomano: pantaloni larghi e morbidi legati da un cordoncino, con sopra una casacca a tunica lenta, che arrivava fino alle ginocchia.Nel mondo occidentale con tutta probabilità, sembrerebbe entrato alla fine del 1800, solo quando i coloni Britannici lo avevano sostituito alla “tradizionale” camicia da notte.

Agli inizi del 1900 i pigiami maschili erano già sul mercato e ampiamente disponibili, anche se non avevano sostituito del tutto le camicie da notte. Sono stati sin dall’inizio considerati come avanguardia e simbolo di una modernità che partiva dalle stanze da letto, anche perché, rispetto alle camicie da notte erano portatori di libertà maggiore, specialmente per chi viaggiava molto, già da allora.

Durante gli anni ’20 la moda che fu lanciata di base molto essenziale, maschile e a tratti androgina, aiutò senza ombra di dubbio a diffondere l’uso del pigiama anche da parte delle donne. Con l’unica differenza che quelli per le donne erano pigiami  molto più colorati, a volte con del pizzo o con stampe e nastrini. Se andiamo a scavare, però, è stato il film del 1934 “Accadde una notte” a sdoganare questo capo dalle fattezze maschili, come ideale di moda e come pezzo unico per le donne. Anche Paul Poiret, grande amico di Elsa Schiaparelli, lanciò negli anni ’30 una versione del pigiama utile sia per il giorno che per la sera.

Ed è stato anche grazie alla sua influenza che questo capo difficile venne visto come universale per entrambi i sessi e un poco alla volta elevato a pezzo unico. Finché Coco Chanel, anni dopo, lo introdusse in versioni di alta moda, “haute couture”, rispettando il lusso dei tessuti quali la seta, il raso, il cotone sottile Indiano. In poche iniziarono a portarlo, anche perché era sempre stato additato come un capo provocatorio.

Alcune donne cominciarono ad indossarlo per andare in spiaggia, altre per eventi mondani serali. E da lì iniziò ad essere un capo cult che raggiunse la sua massima popolarità negli anni ’30-’40 per eclissarsi e poi riemergere durante i ruggenti anni ’60 prima e ’70 poi, in versione di “pantalone palazzo”.

 

Capiamo quindi che con una storia alle spalle così, la moda, che è ciclica, non poteva non riproporlo nuovamente, in diverse “salse”. Il pigiama è infatti un punto di riferimento nelle sfilate passate della primavera-estate 2016.

Dolce e Gabbana sono stati i pionieri del pigiama non pigiama:  per loro è un vero statement di stile e di personalità. Con la LOVE COLLECTION, infatti, DOLCE & GABBANA hanno presentato dei pigiami in seta, con stampe floreali, insieme ad altre come la “classica” stampa animalier, i pois e il color block. E voi, ci uscireste con dei pigiami così?

pigiama tendenza4

 

 

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